Associazione istruttori per disabili della vista

Un’esperienza mozzafiato

Di Roberto Brunelli – a cura di Flavia Tozzi

E’ davvero con vivo piacere che riporto qui di seguito l’esperienza di volo di Roberto Brunelli, un ragazzo di Cingia de’ Botti, che molti di noi conoscono e che ha dimostrato di avere grande coraggio ed intraprendenza.

Già nel 2005, avendo saputo che il mitico Andrea Bocelli aveva provato a lanciarsi con il paracadute da un aereo in volo, aveva contattato l’areoporto del Migliaro per trovare qualcuno che potesse fargli provare questa straordinaria emozione.

Paracadutismo

Il suo desiderio si è avverato domenica 17 luglio 2005, quando, accompagnato da mamma, papà e sorella, ha potuto finalmente lanciarsi da circa 4500 metri di altezza in tandem con l’istruttore Roberto.

Un operatore cinematografico effettuava delle riprese in volo, e forse qualcuno ricorderà una foto dell’avvenimento pubblicata sul giornale “La Provincia di Cremona”.

Ecco una parte del racconto di quella memorabile giornata:

“Sono salito sull’aereo dal quale una volta decollato a circa 4500 metri d’altezza mi sarei lanciato.

Non so descrivere l’ansia che avevo, non vedevo l’ora di provare la sensazione di buttarmi nel vuoto.

Appena arrivati in quota Roberto mi disse che da lì a poco ci saremmo lanciati e che da 4500 metri saremmo scesi in caduta libera fino a 1500 metri, il tutto abilmente ripreso dall’operatore Paolo.

Che emozione sentirsi cadere nel vuoto a circa 200 chilometri orari con il vento che ti fischia nelle orecchie!

Poi una volta aperto il paracadute tutto in un colpo un grande silenzio non senti più il vento e puoi parlare con l’istruttore, potendo scambiare le impressioni e, data la mia curiosità, fare anche delle domande sulle manovre per poter scendere più lentamente per potermi godere quei pochi minuti di sensazioni piacevoli.

Poi l’atterraggio in modo perfetto e anche se con il cuore che batteva forte, con una felicità indescrivibile. “

E dopo quella volta Roberto ci ha preso gusto e ci ha riprovato ancora per ben tre volte.

Sono contenta di poter inserire nel nostro bollettino la sua ultima esperienza.

Non ho cambiato quasi niente di ciò che egli stesso ha scritto, perchè dalle sue parole traspare tutto l’entusiasmo e l’emozione che questa incredibile impresa gli ha lasciato, e che sicuramente contagerà un po’ anche tutti i lettori di questo nostro giornalino come ha fatto con me!

Ecco il suo racconto:

Il quarto lancio con il paracadute da 4300 metri l’ho fatto in data sabato 5 settembre 2009.

Mentre aspettavo il momento di andare sull’aereo ero molto agitato in quanto non vedevo l’ora di essere nel vuoto per lanciarmi con il paracadute imbragato con l’istruttore.

Chiunque può lanciarsi con il paracadute basta che non abbia problemi di cuore.

Prima di andare sull’aereo Roberto, il mio istruttore, mi fa mettere la tuta in quanto a 4300 metri ci sono 0 gradi e se scendo vestito in pantaloni corti come sono congelo.

Prima di farmi provare la posizione da tenere in caduta libera, Roberto mi ha messo l’imbragatura per agganciarla poi, quando fosse giunto il momento, al suo paracadute.

Dopo avermi messo l’imbragatura il mio istruttore mi ha fatto provare la posizione da tenere in caduta libera mettendomi sul carrellino e sul tavolo.

Quando è arrivato il momento di andare sull’aereo ero contentissimo dato che sapevo che dopo circa 20 minuti mi sarei lanciato e sono rimasto nell’attesa seduto in braccio a lui.

Mentre andavo in quota ho chiesto all’istruttore di aprire il portellone dell’aereo così ho avuto la possibilità di sentire l’aria che c’era man mano che Salivamo mettendo la mano sinistra fuori dal portellone.

Man mano che andavamo in alto Roberto, grazie all’altimetro, mi ha detto a che altezza eravamo.

L’altimetro gli serve anche per sapere quando siamo a 1500 metri e allora sa che deve aprire il paracadute.

Mentre aspetto di lanciarmi dall’aereo il portellone è aperto sento tanta aria che viene verso di me.

Appena siamo arrivati in quota si sono lanciati 2 tandem (cioè una persona vicina all’altra imbragata col suo paracadute).

Quando l’istruttore mi ha detto che era il momento di lanciarmi ero contentissimo.

Roberto mi ha detto di spostare la gamba sinistra vicino alla gamba destra e mi ha fatto alzare in piedi.

Da quel momento sapevo che dopo pochi secondi ci saremmo lanciati nel vuoto.

All’inizio mi mancava il respiro dato che quest’anno ho fatto un’uscita bellissima facendo la capriola all’indietro.

Per un minuto e mezzo non ho potuto parlare in quanto, quando sono in caduta libera, se parlo le labbra si gonfiano, non si sente niente di quello che dico e scenderei con una faccia tutta strana.

Mentre sono nel vuoto sento tanta aria che viene verso di me che mi spinge verso il basso e sento i piedi che vanno da soli tentando di andare verso l’avanti e non riuscendo tornano verso l’indietro continuamente come se non riuscissi a controllarli.

Da quando Roberto apre il paracadute a 1500 metri comincio a raccontargli le sensazioni che provo mentre siamo in caduta libera.

Prima di atterrare Roberto cerca di tenermi nel vuoto più che sia possibile dato che sa che mi piace girare intorno insieme a lui sotto il suo controllo. Per girare intorno nel vuoto Roberto mi da 2 maniglie, una la tengo nella mano destra e l’altra nella mano sinistra.

Quando decido di girare intorno dico da che parte voglio andare oppure mando verso il basso la maniglia con la quale voglio girare intorno e Roberto gira anche la sua.

Quando voglio smettere di girare intorno lascio piano piano la maniglia fino a quando non torna al punto di partenza verso l’alto.

Per girare intorno piano tengo in basso poco la maniglia, mentre se voglio girare intorno più forte tengo la maniglia più tempo verso il basso fin che voglio.

Quando atterriamo l’unica cosa che mi dice di fare è di alzare le gambe altrimenti mi faccio male.

Dopo essere atterrato mi piace raccontare ai miei genitori e a chi voglio le sensazioni che ho provato durante il lancio con il paracadute.

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