L’associazione A.I.Di.Vi. Onlus è attiva ed operante ormai da alcuni anni. Accoglie fra i suoi soci giovani non vedenti, ipovedenti anche con minorazioni aggiuntive e\o disturbi sull’area relazionale, ed educatori con adeguata formazione e lunga esperienza sul campo. Ogni anno l’associazione organizza uno stage estivo della durata di una settimana per consentire ai propri iscritti di vivere una vacanza serena che, oltre ad ampliare e consolidare le loro capacità di autonomia personale, dia la possibilità di accrescere il bagaglio esperienziale e offra l’opportunità di una costruttiva vita di gruppo. Durante l’inverno, gli iscritti all’associazione s’incontrano a volte per organizzare qualche festicciola, nell’approssimarsi delle festività, ma anche qualche visita in luoghi caratteristici della regione Toscana. Già da due anni però, l’associazione A.I.Di.Vi. Onlus ha organizzato un laboratorio teatrale, un po’ sui generis, ottenendo risultati apprezzabili. Scrivere testi brevi e poi recitarli è stato per i giovani iscritti non solo un piacere, ma soprattutto un non facile banco di prova che ha consentito loro di mettersi in gioco, di accettare i propri limiti, pur tentando di superarli e di accogliere e talvolta minimizzare le difficoltà proprie ed altrui. Quest’anno, i ragazzi e le ragazze dell’A.I.Di.Vi. hanno voluto mettere in scena una vicenda che li rappresentasse, proprio per quello che sono e come sono. Hanno infatti costruito una storia in cui si evidenziano le loro difficoltà, provocate dall’iperprotettività dei genitori, il loro desiderio di essere, almeno una volta, “un po’ indisciplinati e trasgressivi” e la volontà di risolvere, con i propri mezzi e forse in modo un po’ fuori del comune, i loro problemi. Nella breve commedia, si racconta la divertente storia di un giovane non vedente che, per la prima volta nella sua vita, decide di “prendersi una vacanza da scuola” o meglio, come comunemente diciamo a Firenze, “fare forca”. Riesce nel suo intento, sia pure con molta fatica e con non poche traversie, ma soprattutto è talmente coinvolgente che la sua “forca” diventa una teleforca: infatti attraverso una serie di telefonate a catena riesce a coinvolgere altri suoi amici, non vedenti come lui, e a progettare insieme a loro una mattinata in allegria.
Durante la preparazione dello spettacolo, abbiamo vissuto momenti di allegria, ma anche non sono mancate difficoltà e tensioni. Pur se i ragazzi si sentivano molto impegnati e protagonisti, qualche volta proprio il rappresentarsi, il parlare di sè, sia pure in chiave ironica, ha prodotto sottili tratti di ansia. Nessuno però ha mai ceduto alla tentazione di “abbandonare la scena”, nè di suggerire una rappresentazione più asettica e meno coinvolgente. Ciascuno ha risolto i momenti di difficoltà o di sofferenza, aggiungendo ironia ad una battuta o modificandone un’altra o talvolta suggerendo al compagno\a in difficoltà un’espressione più facile o, in altro caso, una più incisiva. L’ironia però, era presente soltanto sulla scena: infatti sia durante l’elaborazione della vicenda, sia durante le prove, il comportamento dei partecipanti è stato corretto, molta la reciproca disponibilità ed assolutamente assente la stigmatizzazione di eventuali errori.
Lo spettacolo è andato in scena per la prima volta, sabato 11 giugno, nel teatro messo a disposizione dalla direttrice di una casa di riposo per anziani nell’area fiorentina; gli ospiti della casa vi hanno assistito, divertendosi molto, così come i genitori dei ragazzi ed alcuni amici.